Sono passati due mesi dall'ultima volta che, baciato dall'ispirazione di descrivere la vita del sottoscritto e, soprattutto, quella di altre persone, mi son seduto e ho scomodato le funzioni cerebrali nella speranza (soddisfatta) di far sfociare i pensieri in parole/pixel. Se non sapete cosa sia un pixel non allarmatevi e non usate il Topexan, che tanto non vi aiuterà. Dicevo, la creazione di periodi legati da nessi più o meno logici che, come potete ben notare anche ora, danno prova della totale futilità di esternarli. Si trattasse di qualcosa di utile alla crescita psicologica, morale e, per riassumere, educativa per la persona, ora potrei contare ben più lettori. I commentatori, quelli seri, sono bestie rare, mezzi uomo, un quarto donna e un quarto Michael Moore.
Passando invece a voi, miei cari ed esigui followers, cosa ne avete fatto della vostra vita in questi 60 giorni di mia fortunata assenza? Bene, con questo si esaurisce il mio interesse verso chiunque non sia uno di quei mitici commentatori. Si, sono egocentrico, me lo dicono spesso. Chi? Io. No signora, non credo nell'autocombustione spontanea.
Questa notte (son le due passate, meri dettagli), mi sento sereno, in pace con me stesso e con il mondo al di fuori della finestra oltre la quale sto guardando. Mattoni. Voi si che sapete quando stare zitti. Donde scaturisce tale felicità d'animo? Presto detto. La giornata di oggi è passata nella più assoluta tranquillità, nella totale autonomia casalinga, nell'aver potuto vedermi riconosciuto il diritto mio unico e indissolubile di badare ai miei affari ( per i coprofili: "son stato l'unico a cagare i cazzi miei."). La pace dei sensi viene facilmente percepita dal momento in cui nonno-dio Knopfler pizzica le corde della sua chitarra con quei magici polpastrelli. Ebbeni si, ancora lui, come sempre sarà. E lo ammetto, ancora i Dire Straits, come son stati e come sempre resteranno nella storia dal 1977. No, l'America è stata scoperta poco prima. Proseguendo, ad allenamento ho prodotto quantità preoccupanti di endorfina, sfociando in uno stato di schizofrenica allegria e, in secundis, nella cosìddetta "trance cestistica", nella quale il giocatore di basket non vede altro se non il canestro; infatti, molti dicono dovrebbe portare degli occhiali. No, il mio deficit di 2,50 è dovuto ad altro. Inoltre, l'unica cosa che ricordo del viaggio verso casa è l'inconfondibile inizio di Tunnel of Love, messa in onda da Virgin Radio (che siano connesse le due?).
Vedete, ogni tanto son le piccole cose a far la differenza (con questo non intendo dar alcuna speranza al Crocky), nella loro banale quotidianità. Certo, anche le grandi la fanno, ma non venite a rompermi i coglioni proprio ora.
Forse sarebbe meglio terminare qui, altrimenti potrei abbandonarmi a pensieri più cupi dovuti alla ricerca del perchè in altre occasioni non avverta la soddisfazione di tali piccolezze, ritrovandomi, dunque, in uno stato catatonico in cui potrebbe venir rimpianto un passato abbastanza recente ma anche remoto, e mai sperato un futuro felicemente senza preoccupazioni e non anteriore (preferisco sempre il "sarà" al "sarà stato").
Mio dio, ci son ricaduto. E detto ciò, chiudo, anche perchè inizio ad avvertire un certo odore di bruciato..
p.s. allusioni a piccolezze di alcuni personaggi citati (reali e non, Crocky e non), non sono state realmente verificate dall'autore di questo intervento, e non si intende, inoltre, sminuire o recar danno alla dignità della persona che si sia sentita presa in causa, nonchè alimentare diatribe sulle sfortune che Madre Natura ogni tanto concede a chiunque non sia uno dei Commentatori-chimera, per il suo mero divertimento. Ripeto, non si è avuta la seppur voluta intenzione di recar offesa ai possibili Crocky.
E comunque come rimedio ci sarebbero le varie Pamela e Svetlana. No, non mi piacciono le Irina.
Cara gente, caro popolo, cari visitatori, da quanto tempo! Troppo poco vero? Veh, allora mi diletterò nella "posta veloce".
Sapete, la posta veloce è quella che
ciao
Matteo
Siccome son tre mesi che non vi rompo i coglioni, credo che mi lancerò nella "posta un poco meno veloce"... Come? Un'uscita d'emergenza? Mi dispiace signorina, questo è un incubo..
Vi dicevo, ho avuto la fortuna di presenziare a una cena di strani personaggi, il tutto simile a una deliziosa scena wildiana. La serata è finita nel migliore dei modi, tra visioni di draghi, fate e mangiatori di uranio 235.
-Non conosco il senso della vita, ma posso dirvi dove sosta la polizia stradale.
Once Upon a Time in Canada
(starring il Sottoscritto Coglione)
Si riuniscono il martedì sera, dalle ore 19.00 alle ore 21.00, i membri del prestigioso Rotary Club. Luogo indefinito, cambia ogni settimana per non attirare la fastidiosa curiosità dell’umil popolo.
Lo scorso martedì ho avuto il piacere altrui di prendere parte alla riunione di quella che alle mie orecchie suonava più come una setta di carpentieri più o meno attempati. Purtroppo mi sbagliai, vi erano anche delle carpentiere.
Il luogo designato per l’incontro di quel giorno si trovava in un vicolo ceco, occupato, però, anche da slovacchi, a metà strada tra la concessionaria di carrarmati e il panificio di Rocco, specializzato in baguette. A prima vista il posto sembrava un locale di lap dance, a una seconda occhiata, invece, potei confermarlo. Grazie ancora, Svetlana. Riuscii a farmi strada tra quell’intreccio di corpi grazie anche all’aiuto del mio amico Rocco, che avevo prontamente chiamato alla vista di tante donne, difficili da gestire per chi nel settore è ancora inesperto. Sta di fatto che ora può contare su un maggior numero di clienti, tutti bramosi delle sue fantastiche baguette, con sale, senza, condite con olio e a volte con maionese al loro interno. Dicevo, tra un capezzolo a destra e un gluteo a sinistra, intravidi lo stanzino entro cui il meeting era già iniziato da qualche minuto. Appena vi entrai, sul gruppo calò uno strano silenzio inquisitorio, interrotto solo da una flautolenza imperiale e imperativa, a significare che il suo produttore doveva anche essere il presidente. Dopo i complimenti generali e qualche tentativo di imitare il capo, con scarsi risultati devo confessarvi, a testimoniare il fatto le folli corse alla toilette di chi, invano, ci aveva provato; dopo gli elogi, dunque, il presidente stesso mi introdusse al circolo, simmetricamente disposto per entrambi i lati della tavolata: sguardi indagatori, sguardi confusi, sfidanti, minatori, “qui comando io”, alcuni dei loro dicevano, “Proooaat” li acquietava quello del capo.
Durante la preghiera introduttiva riuscii a inquadrare meglio quella che fino ad allora fu l’apparenza: alla mia destra sedeva quella che sembrava essere l’unica coppia del gruppo, lei comandante di squadrone, lui soldato semplice, tanto era sottomesso al volere di lei, che con frusta e cerchi di fuoco lo bacchettava continuamente. Alla mia sinistra, invece, una signora sulla quarantina, di origine albanese, insicura di ogni azione e, soprattutto, della logica reazione; non poteva tollerare che una persona la guardasse per più di tre secondi, dopodichè le seghe mentali avrebbero preso il sopravvento, e da lì a qualche minuto il tentativo di un più onorevole suicidio per coma etilico. La principale istigatrice dell’albanese era una simpatica signora che le stava di fronte, italica dapprima, fermamente canadese poi; uno strato poco variabile - ma sempre infinitamente spesso - di grasso le ricopriva ogni parte del corpo, quasi a sbordare dal vestito rosso vino che aveva scelto quella sera. Dalla faccia sempre sorridente, era la prima a sfidare il presidente con sinfonie rettali più o meno melodiche, ma ad ogni sconfitta si rifugiava in battute razziste verso ogni membro del proprio circolo, culminando nella fantastica descrizione dell’inglesotta, a lei accanto, di “cake eater”. Per niente offesa dell’insulto, si presentava come la copia inglese della sua accusatrice, vestita, però, in verde erba da prato britannico, come a dire che la perfezione risiede in ciò che “The Queen” (e seguiva sempre un suo inchino) ha modellato con le sue mani all’alba dei tempi. Non meno britannico era lo stesso presidente, o la presidente: una massiccia irlandese del nord il cui doppio mento negli anni doveva essere diventato il cuscino preferito, o il motivo per cui non poteva ruotare la testa di lato; il nomignolo “cake eater” aveva fatto ribollire il suo sangue imperiale, ma ancor di più il più deretano, che immediatamente aveva cominciato a sferrare dei colpi fatali verso i camerieri, a cui nulla valsero le loro preghiere:
- Dio, salvaci da queste flautolenze corrosive! - gridavano.
Ma dio, che poi mi aveva detto essere impegnato con la burocrazia di un locale di lap dance che gestiva, li abbandonò al loro triste destino.
A non dar assolutamente corda alla presidente, sedeva di fronte a me un italo-canadese dalla battuta sempre pronta, il cui humor risultava molto più inglese di quello di un uno Scozzese che intanto aveva preso la parola. Inneggiava ai tempi che furono, ridacchiava dei membri inglesi e chiudeva ogni discorso con un sonoro “Fredoom!”, a sfidare ulteriormente i suoi compatrioti del sud. Più volte lo torturarono facendogli ascoltare i greatest hits di Celin Dion. Poveretto, iniziai a comprendere il suo odio verso le pubblicità dei Kinder Paradiso. Per ultima attirò la mia attenzione un’ungherese dall’occhio punico, che dall’angolo del tavolo scrutava dal turchese dei suoi occhi i partecipanti a quel banchetto tronfio di potere. Una donna che in passato deve aver spezzato molti cuori, lo si capiva da come uccideva le speranze del povero scozzese.
-Ti prego, dammela!
-No.
La cena vera e propria ebbe inizio poco dopo, ma di quella ricordo solo grasse risate delle inglesi, l’humor tagliente dell’italico a ferire il povero servitore di William Wallace e gli avvertimenti in si bemolle affiorare dal corpo dell’irlandese, che con aria felice proclamava ancora una volta il suo potere sull’allegra combriccola. La serata finì tra fiumi di champagne canadese, risate ungheresi e succhi gastrici albanesi.
Volete sapere come ha passato la serata il sottoscritto? Da schifo; quel lurido scozzese mi ha informato che dio se la faceva di nascosto con Svetlana.
Avvertenza: personaggi, luoghi, azioni, Rocco e Svetlana possono non corrispondere alla realtà.
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Sondaggio.
Per il prossimo aggiornamento desiderate:
- Una storiella di quelle che vi piacciono tanto. Divertenti e sostanzialmente inutili alla crescita di una persona.
- Un colpo allo stomaco di riflessioni, pensieri, seghe mentali.
- Un colpo allo stomaco.
- La posta veloce.
- La posta veloce ma senza posta.
- Cos'è questo posto? Perchè si parla del mio amico MastroLindo?
Mi viene in mente di quella volta, mentre, passeggiando con Lincoln, Gandhi e Giulio Cesare, incontrammo un gruppo di canuti vecchietti impegnarsi nel favoloso giuoco della briscola. Una triade di attempati, e all'occhio simpatici, personaggi del secolo scorso che, reduci da una dura lotta notturna contro il catetere, si dedicavano allora a più spregiudicati divertimenti.
- Tiè, te buto la vecia! - diceva il primo, convinto della vittoria.
- Et voilà! Risposta col Salame, tory all'italiana. - rispondeva il secondo, aizzando contro il terzo il piccolo cucciolo di tirannosauro che si portava appresso.
Fu spontaneo per il presidente nordista voler partecipare alla sfida, dal momento che uno dei membri della combriccola era ora alle prese con una questione di sopravvivenza. Fonti attestano che quel giorno un vecchio perì tra le fauci di un dinosauro, poi soppresso.
- Maledetti schiavi del gioco, ora vi sconfiggerò! - fu l'incipit di Abramo.
Purtroppo l'esito fu un ben diverso dalle sue aspettative: Cesare, che gli suggeriva le mosse, fu trucidato da una folla di congiurati che passava di lì, lasciando, quindi, Lincoln nelle mani di Gandhi. Ma il Mahatma aveva altro per la testa, una certa Ornella, e condusse il compagno di avventure verso un umiliante suicidio sociale. Difatti, ora nessun circolo di briscola lo accoglie più alle proprie serate di carte e grappa. L'indiano, invece, indirizzò il proprio cammino alla difesa dei suini messicani, accusati di deportare morte per il mondo. Lo uccisero i suoi stessi maiali, scambiandolo per una ghianda.
Cosa c'entro io in tutto questo? Io tifavo per il t-rex.
Per fortuna che Alitalia è in crisi.
Eravamo io, Ratzinger, Bush e Federico II di Prussia su un aereo coi motori in avaria, che contava tra le sue scorte d'emergenza solo tre paracaduti. Impossibile descrivere il panico del prussiano, che subito ne prese uno e si gettò dal veivolo senza nemmeno salutare.
Rimangono, dunque, un italiano, un tedesco e un americano.
- Io non posso morire! Sono l'uomo più potente, intelligente e dotato di senso dell'umorismo al contrario che il mondo abbia mai conosciuto! - gridò l'ex-presidente., e si lanciò.
- Figliuolo, io zono vecchio, tu giofane; prendi tu ultimo paracadute. - si sacrificò il papa.
- Stia tranquillo Padre, l'uomo più intelligente e spiritoso del mondo si è appena lanciato con il mio zaino.
Ma vi assicuro che non ci fu nulla di divertente quando trovammo il povero George.
Mastro Lindo eterno rivale di Gugliemo d'Orange? Ma fatemi il piacere; se li ho visti qualche giorno fa all'esasperazione della collaborazione..
Eravamo io, il noto personaggio amico di ogni casalinga, il monarca inglese e quel simpaticone di Catone. La si combinava grossa in quel di via Briosco, tra malto bianco e sigari della più pregiata marca, inneggiando a una gioventù propria solo del sottoscritto, ma per lo più sciupata, e a quella spogliarellista vista la sera prima. Purtroppo il gruppo poteva contare, pure, sui rimproveri del romano, il quale in un angolino del soggiorno avvolto nel fumo dei cubani, tesseva personali lodi all'antica Res Publica. La depressione lo aveva catturato qualche settimana prima di allora, e lo perseguitava notte e giorno, come fanno i ronzii delle zanzare ad un sofferente d'insonnia. Sta di fatto, o stava, che volete che sia. Dicevo, quella notte Mastro Lindo e il Giuglielmo decisero di alleviare le pene dell'amico, rievocando la gloria della Roma che fu, comparandola con quella della Roma che è, e i suoi abitanti, dignitosi viri un tempo, romae coatti ora. Catone, allora, deciso e professante una libertà ormai inopportuna, si tolse la vita per mezzo di una gastrointerite voluta, come ci sia riuscito è ancor oggi un mistero, soprattutto per Mastro che si ritrovò a dover pulire tutto. Guglielmo d'Orange, invece, cercava di distrarre i vicini raccontando penose barzellette tratte dall'almanacco di Gianmaria Martella, vicini i quali, venuti a contatto con sì tanta triste ironia, decisero a loro volta di togliersi la vita con gastrointeriti acute, rette e ottuse.
A me del fatto importava relativamente, tanto avevo conquistato la spogliarellista.
- Pensavo di conoscere il senso della vita, almeno finchè non mi hanno fermato in contromano.
Io ci credo ancora. In cosa? Non chiedetemelo. Essendomi dato una risposta spontanea a una domanda che neanche mi son formulato, frutto del mio subconscio (tanto conscio non lo è, sub si, ma tanto sub), in qualcosa, forse, dovrò pur continuare a credere.
Nella scuola? Non saprei, troppi alti e bassi, indecisioni, negligenza, voglia di mettere da parte i libri e, zaino in spalla, partire, la valigia arriva in aereo. Al vero amore? Ahahah! Una mera favola che la gente ti propina da quando è ancora in grado di poterti plasmare il cervello, in buona fede ovviamente, ma quando uno la fede non ce l'ha, poi son cazzi. Nel basket? Nel mio piccolo c'ho sempre creduto in quello che combino per la squadra, i dubbi vengono a galla ma poi affondano nella loro stessa stupidità.
Non mi sembra di aver trovato alcuna risposta, forse voi, esterni al mio punto di vista, potreste individuarla tra queste stesse righe.
Esiste una sottilissima linea tra genialità e pazzia.
Talvolta mi ritengo pazzo, e non poco. Potrei essere un genio, ma sono il primo a smentire questa possibilità. Forse lo stesso porsi queste domande, che troveranno una risposta solo dopo vari e lunghi ragionamenti, è indice di una certa e universalmente sperata genialità. Ma non lo è. E' banale normalità. Ogni persona, uomo, donna o Lambriola che sia si pone certi quesiti. Nessuno vorrebbe essere ritenuto semplicemente "normale". Essere conosciuti solo per i propri pregi è utopia, o più concretamente un inganno.
Sono sempre più convinto che io dalla vita non meriti niente, e lei niente da me.
Se cambierò il mio rapporto con la mia stessa esistenza, ve ne renderò partecipi.
Buonasera.
Avrete capito anche voi, magari prima di me, che la voglia di aggiornare mi viene una volta ogni mese e mezzo, quindici giorni più, quindici meno. D'altronde è un periodo di crisi, per l'Italia, per gli Stati Uniti, e pure per il mio amico mugnaio. Si, è sempre quello all'angolo. No, quello è dall'altro lato della strada. Come ci son due mugnai? Cosa? Infedeli seguaci del metal!
Veh, dicevo, il periodo di crisi colpisce pressochè il mondo intero, cervelli compresi. Il mio il cambiamento l'ha avvertito prima, come fanno i cani col maltempo, e si è andato a nascondere dietro il water. Non lo vedo da molto ormai.
Riguardando un mio disegno, ho abbozzato una riflessione. Potrebbe essere d'aiuto per qualcuno, sbagliata per altri, scontata per altri ancora.
Wonderwall. Il muro delle meraviglie, così lo interpreto. Il muro dei sogni, giusto per concedergli una leggera sfumatura. Ognuno dovrebbe avere il proprio muro sul quale scriverli; alcuni, col tempo, possono venire cancellati, sovrapposti, ma altri rimangono indelebili, vuoi perchè il writer ha eseguito un ottimo lavoro, vuoi perchè sono traguardi dovuti a modelli di vita che la persona segue e tende ad eguagliare. L'uomo non deve mai perdere di vista il proprio muro, altrimenti finirebbe col smarrirsi. E la gente si scoccia facilmente quando qualcuno chiede loro indicazioni.
*Insomma, una prima parte che farebbe schifo agli analfabeti come Crocky. No, non mi è venuto in mente nessun altro paragone.*
''And silence that speaks so much louder than words, of promises broken...''
Non sarò il migliore scrittore, nemmeno il migliore cantastorie in tristi vagoni di treni prossimi a deragliare, non sarò nemmeno bravo a canasta, ma non sono uno racconta fandonie. Le mie storie sono vere, vere come lo sono i miei 183 cm di altezza. Ahahah! Ci siete cascati, sono solo 180.
Dust in the Wind.
- Ogni tanto mi fermo a pensare.
- Basta che non blocchi la coda.
Fare le pulizie di casa è una faccenda ai limiti della sopportazione umana, un percorso fisico e interiore che come conseguenze può portare alla dannazione dell'animo (Mastro Lindo ne sa qualcosa) o al completamento della formazione dell'essere perfetto, o quasi. Il solo riuscire ad accettare l'impresa è una questione che richiederebbe tempo per prepararsi ad affrontare le bestialità di ogni angolo della casa. Ma le madri, già segnate dalle cicatrici e dalla loro ormai assoluta esperienza, non tollerano ritardi nelle faccende domestiche. E' così che, munito di un solo panno Swiffer e di un santino di Dio (Ronnie James), la vittima si lancia nella disperata spolverata generale del pavimento prima, di mensole, scrivanie e librerie poi. Ad un primo approccio, scaffali e affini risultano essere avversari veramente ostici. Il futuro dannato non sa come muoversi, sposta il fermacarte ma non il portamatite, tralascia la parte anteriore della scaffalatura e si dimentica completamente del tavolo rotondo di legno in salotto. Tutto ciò avviene sotto gli occhi vigili della signora di casa, la quale conosce già in partenza le mancanze del figlio martire, ma non per questo lo aiuta, non un consiglio; egli è costretto a contare sulle sole proprie forze, a fare esperienza dai propri errori, dai tanti errori iniziali che vengono poi riconosciuti grazie anche a una smorfia della matrona. Smorfia di disprezzo, gli fa capire il suo ruolo all'interno della casa, qui lei regna sovrana, si muove a suo agio tra scope e mocci vileda, nella crudele savana della dimora lei è la leonessa, lui la povera gazzella, agonizzante sotto i suoi colpi. Al momento di prendere in mano l'aspirapolvere, sembra di assistere alla creazione di un buco nero. L'esplosione di incapacità del dannato si propaga in ogni dove, non sa bene come dirigerlo, ma non può desistere, è al bivio della sua esistenza: da un lato, madre delusa, dovrà rinunciare a ogni genere di aiuto e appoggio morale da parte della genitrice. La scelta è unica. Rinunci all'aumento della paghetta? Rinuncio. Rinunci a una camera mantenuta nei limiti dell'ordine? Rinuncio. Rinunci ai passaggi in macchina per allenamento, alle belle cene, ai vestiti lavati con ammorbidente? Rinuncio. La scelta è unica, il giuovine rovinato per il resto dei suoi giorni. Dall'altro lato, però, la sfiducia si tramuta in perseveranza, l'inettitudine in esperienza, l'acqua in vino. E' così che prende in mano il folletto e si lascia andare lungo tutta l'area del tappeto, aspira ogni singolo granello di polvere, ogni minimo pezzetto di pane, persino il sasso che con tanta fatica ha tolto dalla suola della scarpa, ci si era affezionato. Ma non si era accorto di avere qualcosa di più scoraggiante sotto l'altra. Finisce il lavoro in eleganza, padrone dei propri movimenti, raccoglie con autorità il cavo, e infine se ne va, asciugandosi il vile sudore, ripulendosi a ogni passo verso la propria libertà dei suoi peccati, conscio che neanche le superfici in vetro potranno valutare negativamente il suo operato. E quindi uscimmo a riveder le stelle.
"Qualunque verso tu possa dare alla vita, il tempo, fattore primo della vita stessa, proseguirà inesorabilmente per la sua strada a senso unico. La gente si interroga su quale sia il senso della propria esistenza; la risposta la si può trovare proprio nella caratteristica del tempo, la sua inesorabilità. da questo si può arrivare a considerare come migliore risposta l'accettazione della vita come unica cosa certa in essa, senza soffermarsi a contemplarla nei suoi misteri. La vita è unica, il suo senso è unico. Prenderla da un verso o prenderla dall'altro è insignificante. Devi viverla libera da queste preoccupazioni, come meglio ti è possibile. "
E tutto ciò per riparare al mio errore di aver comprato a mia sorella un'agenda per mancini.
Ogni riferimento a persone, luoghi o situazioni è puramente casuale.
L'altro giorno camminando per il centro di questa bella cittadina ho incontrato un vecchietto, barba lunga e incolta, sporco, denti uno si e tre no. Un barbone. Fatto sta che attirò la mia attenzione, e soprattutto io la sua. Infatti mi fece segno di avvicinarmi; lo assecondai, ispirava fiducia. Non appena lo raggiunsi mi disse:
- Ehi amico, ce l'avresti una moneta?
- Lo sapevo! Tutti così siete!
- In realtà è una pura formalità di noi gentiluomini decaduti.
- ...Barboni?
- Bastardo! Comunque, ti ho chiamato qui perchè assomigli molto a un personaggio dei miei racconti, l'ho chiamato Giorgio Lambriola.
- No, chiariamo subito due cose: io non sarò mai un Giorgio Lambriola, e secondo, lui è qui dietro di me.
In effetti Giorgio era lì dietro, e quando mi girai per chiamarlo e farlo partecipare alla discussione lo trovai nel bel mezzo di una lotta con due bambini, approssimativamente dell'età di 4 anni. Aveva rubato loro delle caramelle, e i due bimbi avevano ricorso al loro diritto di restituzione dei beni, chiamando all'appello Luca Giurato per la difesa. Giorgio perse.
- Eccomi..maledetti bambocci...ce le avevano alla vaniglia stavolta! - esclamò, la faccia tutta unta dal sudore e dalla vergogna.
- Mai mettersi contro Giurato! - rispose il barbone. Continuò: - Si, tu sei proprio identico a lui, vieni più vicino, voglio raccontarti la sua storia.. Tutto ebbe inizio una mattina...
LI CHIAMANO "i dIVERSI"
Tutto ebbe inizio una mattina di un freddo ma soleggiato giovedì di Dicembre. Giorgio si era appena destato dai suoi turbolenti e inquietanti sogni sulle selve nere, documentari presentati da invitanti donzelle di colore spogliate dei loro veli. Ogni giorno pregava gli dei affinchè potessero concedergli di vedere anche l'altra tetta.
Per Giorgio pregare era di fondamentale importanza, ma se ne accorse tardi dell'effettiva esistenza di dio:
- Ti ringraziamo, o Dio, per il cibo che ci dai. - aveva scherzato una volta a tavola.
- Dalla prossima volta ti faccio trovare dei soldi vicino al letto, così la spesa te la fai da solo. - aveva risposto una voce.
Dicevo, quella mattina pregò più del solito, pregò dio perchè gli concedesse le gioie di passare una notte con una dea. Dio dall'alto contattò la Discordia col suo Blackberry, comprato in saldo in periodo natalizio.
Era abitudine del Lambri - chiamiamolo così, giusto per variare - farsi trovare davanti scuola prima ancora che aprisse. Ogni mattina la brigata della bidelleria lo osservava con la solita stupita indignazione di chi accusa una persona di svegliarsi così presto quando, invece, potrebbe starsene a letto un'ora in più a vedere il 'making of' di quei documentari. Tutta gelosia, i loro erano presentati da Piero Angela, vestito solo con un perizoma.
Giorgio aveva anche la brutta abitudine di lasciarsi troppo andare quando parlava con qualche ragazza. Infatti se ne andava subito. Neanche dio riusciva a comprendere questo suo comportamento, questa sua abnegazione nei confronti di ciò che l'uomo desidera maggiormente. Più volte pensò che potesse essere gay, ma sempre si ricredeva quando lo scopriva a masturbarsi con le sue foto di Victoria.
- Ancora? Te le ho date perchè me le nascondessi, non perchè ti consumassi la mano. Signore!
- Cosa c'è papà? - arrivava sempre sgommando sulla sua Citroen.
- Guarda te che calli!
- Si, in effetti sono belli grandi.
- Non è colpa mia se fotografi tua moglie mentre si fa la doccia. - così il Lambri si lavava dalla colpa. E mostrava le foto al signore.
- Ma papà, questa non è la mamma...
Una sua grande sfiga era quella di consumare molto fumo. Si, lo consumava e basta, senza avvertirne alcun effetto. Per questo preferiva aggrapparsi alla bottiglia, quando poteva. Staccargliela era sempre un travaglio.
- Giorgio dacci la bottiglia.
- No!
- E' tutta la sera che vai avanti così!
- E' mia, l'ho comprata coi soldi della spesa che mi ha dato dio stamattina.
- Va bene, ma almeno aprila...
La svolta avvenne la sera di quel freddo giovedì. Giorgio stava guardando la tv, Piero Angela conduceva, col figlio Alberto, un viaggio alla scoperta dell'antica Troia, una celebre moldava scomparsa cinquant'anni or sono. Dio lo chiamò:
- Ti porto la Pace, ti do la mia Pace.
- Basta che abbia due tette e un bel culo.
- Tempo al tempo caro mio. Per ora dovrai accontentarti. Va alla porta, c'è una sorpresa per te.
Fu così che si diresse verso l'entrata e aprì la porta. Di fronte a lui si stanziava una donna dall'ineffabile bellezza, ma prima di conoscere lei, conobbe l'Amore.
- Ciao, sono Amore e questa è mia sorella Discordia, trattala bene.
- L-la tratterò c-come si tratta u-un vaso antico. - balbettò dall'emozione.
- Deve andar di moda il mercato nero... - e se ne andò.
Poc'altro da dire. Per lui quella fu una notte magica, giocarono al 'Piccolo Chimico' e a 'Monopolino', si divertirono come pochi bambini di 5 anni sanno fare, e a fine serata si recarono in stanza da letto e si diedero al sesso, al sesso sfrenato, sesso violento, sesso animalesco, sesso con solo una goccia di sentimento, sesso stupendo, sesso sfruttato, sesso sottovalutato, sesso femminile senza diritto di voto, sesso con acciughe e mozzarella di bufala. Io lo preferisco alla diavola.
Qualche settimana dopo, passeggiando per il parco vicino al laghetto, incontrò Dio mentre dava da mangiare agli squali. Giorgio aveva il volto felice. Dio gli chiese:
- Tutto bene con Discordia?
- Ci siamo mollati tre giorni fa.
- Com è possibile? Ora che ne avevi trovata una, te la lasci sfuggire così! Cosa? Dimmi cosa non è funzionato e giuro su David Gilmour che mi accoppierò nuovamente con una mortale e permetterò la nascita di una nuova religione che sconvolgerà il mondo!
- Non andavamo molto d'accordo.
Dio lo guardò con aria afflitta, ma un pò lo capiva, anche la sua, con Discordia, non era stata una bella storia al tempo. Frugò tra le tasche del suo cappotto e porse a Giorgio delle foto.
- Consolati con queste, sono di Pamela.
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Sperando che questo possa essere un anno pieno di soldi, rock 'n roll e molto, e con molto intendo troppo, sesso. Per consultazioni rivolgersi alla pizzeria 'Una mano di bianco'.
Auguro un buon 2009 a tutti quei disgraziati che hanno del tempo da perdere per leggere questo blog
"HuHuh! I was in the right!"
"Yes, absolutely in the right!"
"I certainly was in the right!"
"You was definitely in the right. That geezer was cruising for a
bruising!"
"Yeah!"
"Why does anyone do anything?"
"I don't know, I was really drunk at the time!"
Son giornate senza senso, passate nella più totale indifferenza di un andamento scolastico a dir poco negativo. Sono invece molto concentrato e immerso nel campo del nobile sentimento. Rifiutato, testardo e per questo rimproverato. L'unica consolazione la trovo nel fumare qualche sigaretta in compagnia di quei disgraziati che chiamo amici, non che non lo siano, anzi! Sono assolutamente miei amici, ma non vorrei che travisassero le mie parole.
- Fumare fa venire il cancro!
- Non ho di questi problemi, son del Toro.
AHAHAH! No...
Di questi tempi l'ironia ha cambiato il suo originale aspetto, ne sanno qualcosa Giammy e Florian (Gay), che con le loro battute e le loro freddure riescono a farti comprendere la vera essenza della tristezza. Ma son ragazzi, lo dicono anche le carte d'identità.
Cosa dire invece del Crocky?
- E chi è?
- E che no so io!
Scherzi a parte (son tristi anche quelli), il Crocky è il paradosso reso persona: ha 17 anni, ma una volta che lo conosci a fondo ti viene da inserirlo in quella fascia d'età che va dai 40 ai 50 anni, in cui si può riscontrare lo strano fenomeno depressivo chiamato 'crisi di mezza età'. E stia attento all'andropausa! Un termine che prende forma nella tua mente quando lo si conosce è 'perfezione'. Si, quest'uomo è la perfezione! Una schifosa perfezione aggiungerei. Possiede tutto quello che un adolescente con carenza d'affetto vorrebbe: e come iniziare se non dal fatto che ha la Marianna? Non è sua morosa, lei si chiama Chiara (lui ce l'ha una Chiara nella sua vita); Marianna è la sua cuoca rumena (o moldava?) che lo vizia con prelibati pranzetti degni di un re (quello di Prussia mangia peggio), a colpi di 'vitello impanato' e 'wurstel comuni cotti direttamente all'interno della confezione inserita in una pentola con acqua portata ad ebollizione'. E chi lo sapeva che si potessero cucinare così? La Marianna, chi altri? Crocky possiede anche una chitarra, Fender Stratocaster da far invidia a san Giovanni Bassista, nipote di Giuseppe il mugnaio. E la suona anche bene! A ritmo di un blues/rock stile Jimi Hendrix (quell'Hendrix..) riesce a far invaghire ogni ragazza presente ai suoi concerti, ma se poi lo viene a sapere Chiara...
Non mi va neanche più di scrivere del Crocky, è talmente perfetto che una descrizione da parte mia lo sminuirebbe. Però credo che andrò a mangiare da lui questa settimana, che la Marianna prepara davvero degli ottimi wurstel... oh si, davvero superbi!
Dopo parecchio tempo mi ritrovo in quest' angolo del mio mondo che andavo scordando di esistere, anche se sarebbe più preciso dire che mi son scordato di me stesso. Si, perchè ultimamente, nonostante la mia voglia di scrivere e di esprimere certe mie emozioni come ho sempre fatto, non ci son riuscito. E ancora ora vengo logorato dall'impressione di non riuscirci più. Per questo, a mio avviso, ho messo da parte per troppo tempo questo blog, che per me simboleggiava, e vorrei continuasse a farlo, non soltanto una pagina da riempire di futili racconti creati al momento, ma piuttosto un luogo nel quale potermi lasciarmi andare e sfogarmi delle mie preoccupazioni, delle mie paure come della mia apparente felicità (il nickname la dice lunga sulla questione), in quel modo ironico ma al contempo serio.
continua...
*parte 2*
Realtà
Non credo sia possibile descrivere adeguatamente lo stato d'animo di quest'ultimo periodo: sono soffocato da fin troppe emozioni contrastanti, sentimenti che in me si fanno strada urtandosi l'un l'altro, sfociando in negatività quale l'invidia. e tutto ciò è dovuto ad un unico brivido che sale lungo la schiena ad ogni pensiero. Amore, causa di lunghe riflessioni e dissidi interiori, di viaggi in realtà parallele in cui ogni piacere e desiderio dell'animo vengono appagati e ricambiati in un vortice di passione che riesce a donare un senso a questo monotono trascorrere del tempo. Ma come ho detto, si tratta di realtà parallele, il mondo concreto è ben altro, è sofferenza, passività, indecisione, sfiducia in sè stessi. Dolore.
And then the man he steps right up to the microphone
And says at last just as the time bell rings
'Thank you goodnight now it's time to go home'
and he makes it fast with one more thing
'We are the Sultans of Swing'
.Somethin' About Me.
Animale,bipede, razionale. A me va bene così, a voi non so.
.Amo.
Amo l'uomo, ma amo ancor di più la donna.
.Odi.
Odio me stesso, in tutti i miei eccessi. Odio l'eccesso di timidezza come l'eccesso di coraggio. Odio l'odio e il suo contrario. Ma c'è sempre tempo per cambiare idea su qualcosa.
.Georgivs Lambriola Docet.
-Per me un succo di cavallo!
-Io non perdo a leggere tempo!
-So di gente che ha in classe gente maschia..
.Magister Giaccon Imperat.
-Rendine sei un essere mitologico: corpo da uomo e testa da cazzo.
-Saverio, chi si allarga troppo è come una scorreggia, vuole occupare tutto lo spazio possibile.
-Siete un elìte di teste di cazzo.
-Ora Zampieri cliccherà col tasto destro..col destro, come la mano destra, quella buona per farsi le...
-Professore, perchè non è a crocette il compito?-__-Come dice il lupo, è per incularvi meglio!
.Romeo And Juliet.
a lovestruck romeo sings a streetsuss serenade
laying everybody low with a lovesong that he made
finds a convenient streetlight steps out of the shade
says something like you and me babe how about it?
juliet says hey it's romeo you nearly gimme a heart attack
he's underneath the window she's singing hey la my boyfriend's back
you shoudn't come around here singing up at people like that
anyway what you gonna do about it?
juliet the dice were loaded from the start
and i bet and you exploded in my heart
and i forget i forget the movie song
when you gonna realize it was just that the time was wrong juliet?
come up on different streets they both were streets of shame
both dirty both mean yes and the dream was just the same
and i dreamed your dream for you and now your dream is real
how can you look at me as i was just another one of your deals?
when you can fall for chains of silver you can fall for chains of gold
you can fall for pretty strangers and the promises they hold
you promised me everything you promised me thick and thin
now you just say oh romeo yeah you know i used to have a scene with him
juliet when we made love you used to cry
you said i love you like the stars above i'll love you till i die
there's a place for us you know the movie song
when you gonna realize it was just that the time was wrong?
i can't do the talk like they talking on the tv
and i can't do a love song like the way its meant to be
i can't do everything but i'd do anything for you
i can't do anything except be in love with you
and all i do is miss you and the way we used to be
all i do is keep the beat and bad company
all i do is kiss you through the bars of a rhyme
julie i'd do the stars with you any time
juliet when we made love you used to cry
you said i love you like the stars above i'll love you till i die
there's a place for us you know the movie song
when you gonna realize it was just that the time was wrong?
a lovestruck romeo sings a streetsuss serenade
laying everybody low with a lovesong that he made
finds a convenient streetlight steps out of the shade
says something like you and me babe how about it?